martedì 10 giugno 2008

ARCHIMEDE E...L' INGEGNERIA....(2)









2) Le Imbarcazioni....
Anche se qualche volta...bè guardate il video:


ARCHIMEDE E...L' INGEGNERIA....(1)










Come non citare la seguente applicazione: la Mongolfiera.
La Mongolfiera è un aeromobile che per ottenere la forza necessaria per sollevarsi da terra, utilizza un gas più leggero dell'aria ovvero: Aria calda. La mongolfiera fa parte della categoria degli Aerostati, velivoli che utilizzano gas per sollevarsi. Quando in volo, vengono trasportati dal vento e non possiedono strumenti direzionali propri. I palloni aerostatici sono, in questo, diversi dai dirigibili che, mantenuti in volo da principi simili, possiedono invece motori ed eliche in grado di influenzare il percorso del mezzo.Come tutti gli aerostati, anche la Mongolfiera vola in virtù del fatto che il gas che riempie il pallone è più leggero dell'aria circostante e questo determina una spinta verso l'alto (PRINCIPIO DI ARCHIMEDE)
Le Mongolfiere oggi impiegate per attività sportive possono venir suddivise in due grandi categorie, a seconda del tipo di gas utilizzato per il sostentamento:

Mongolfiera ad aria calda: viene riempita con aria calda (riscaldata fino ad una temperatura superiore alla temperatura ambiente); la maggior parte delle mongolfiere attuali è di questo tipo.
Mongolfiera di Rozier: rappresenta il tentativo di unire i vantaggi dei gas leggeri (maggiore potenza ed autonomia di sollevamento) con quelli dell'aria riscaldata (governabilità della quota), allo scopo di ottenere le massime prestazioni: sono mongolfiere di Rozier quelle che hanno effettuato le recenti circumnavigazioni del pianeta.



AVETE MAI VISTO ARCHIMEDE?


Eccolo!!! Diverso da quello DISNEY...almeno secondo Nogari... Potete leggerne una interessante biografia ai seguenti link (ci sono tantissime curiosità):

Spiegazione da un punto di vista "chimico"...


Tutto giustissimo, ma ora vi spiego nel dettaglio perchè galleggiamo.
Dipende tutto dalla composizione chimica del nostro corpo.
La seguente tabella mostra la percentuale di densità dei materiali che "costruiscono" (per così dire) il corpo umano:

SOSTANZA

DENSITA’

ACQUA DOLCE

1.00

ACQUA SALATA

1.025

APPARATO SCHELETRICO UMANO

1.80

APPARATO MUSCOLARE UMANO

1.05

STRATO ADIPOSO (QUANTITA’ MEDIA DI GRASSO PRESENTE NEL CORPO UMANO)

0.94

CORPO MASCHILE

0.980

CORPO FEMMINILE

0.968

date le diverse densità delle varie componenti del corpo umano, in generale un corpo maschile ha una densità pari a 0.98 e uno femminile a circa 0.96. In entrambi i casi risulta, anche se di poco, essere inferiore rispetto alla densità dell’acqua, ed è questa la spiegazione del galleggiamento del corpo umano!!!

E’ chiaro, ovviamente, che non sempre ci si trova in queste generiche condizioni esposte, può capitare infatti che alcuni individui per particolari condizioni fisiche non abbiano una densità inferiore ad 1,00, e pertanto incontreranno non poche difficoltà a rimanere a galla.

Un esempio è dovuto all’adipe: il grasso presente nel nostro corpo è il fattore variabile più vincolante per la capacità di galleggiare di ognuno (una persona grassa galleggia molto più facilmente rispetto ad una persona magra).

La quantità di grasso che abbiamo nello strato sottocutaneo varia durante la crescita: durante i primi anni l’adipe infantile favorisce il galleggiamento; nell’adolescenza la riduzione dello strato adiposo compromette nella maggior parte dei casi il galleggiamento; quando si giunge in età adulta, lo strato adiposo si stabilizza sottocute e di conseguenza il galleggiamento può ritornare facile.

Ok, è concluso il nostro breve viaggio che ci ha portato nel principio di archimede, spero che vi sia piaciuto.

Alla prossima, baci a tutti, e buona serata!!!

ti è piaciuto?????

non saprei risponderti, così ho fatto una piccola ricerca su internet, e su wikipedia ho trovato:

« Un corpo immerso (totalmente o parzialmente) in un fluido riceve una spinta (detta forza di galleggiamento) verticale (dal basso verso l'alto) pari al peso di una massa di fluido di forma e volume uguale a quella della parte immersa del corpo. Il punto di applicazione della forza di Archimede, detto centro di spinta, si trova sulla stessa linea di gradiente della pressione su cui sarebbe il centro di massa della porzione di fluido che si trovasse ad occupare lo spazio in realtà occupato dalla parte immersa del corpo. »
Tale forza è detta forza di Archimede o spinta di Archimede o ancora spinta idrostatica (nonostante non riguardi solo i corpi immersi in acqua, ma in qualunque altro fluido – liquido o gas).
Una formulazione più semplice del principio è la seguente:
« Un corpo riceve dal basso verso l'alto una spinta pari al peso del volume di liquido spostato »
La spinta si applica al baricentro del corpo immerso ed è diretta, secondo l'equazione fondamentale dell'idrostatica, verso il piano dei carichi idrostatici (o piano a pressione relativa nulla), che nella maggioranza
dei casi coincide con il pelo libero del liquido, ed è quindi diretta verso l'alto.
Archimede inventò la bilancia idrostatica, utilizzata per misurare il peso specifico dei liquidi. Sulla base di quelle rilevazioni, affermò:
« Qualsiasi solido più leggero[1] di un fluido, se collocato nel fluido, si immergerà in misura tale che il peso del solido sarà uguale al peso del fluido spostato »
« Un solido più pesante[2] di un fluido, se collocato in esso, discenderà in fondo al fluido e se si peserà il solido nel fluido, risulterà più leggero del suo vero peso, e la differenza di peso sarà uguale al peso del fluido spostato »
Il principio è quindi un caso particolare dell'equazione fondamentale dell'idrostatica, che vale finché il fluido può essere trattato come un materiale continuo, e questo avviene solo fintanto che le dimensioni dei corpi immersi sono abbastanza grandi rispetto alle dimensioni delle molecole del fluido.
Diversamente, il corpo (ad esempio dei granelli di polvere) è soggetto non più ad una spinta deterministica (di cui è noto modulo, direzione e verso, come quella di Archimede), ma ad una di carattere probabilistico che genera un moto Browniano.

"morto a galla"

E brava Valentina, va bè, comunque anche io sarei andata a vedere su internet.
Allora vi faccio un'altra domanda, da istruttrice in piscina chiedo: perchè galleggiamo se facciamo il "morto a galla"???